Cari Bloggers,
la nostra comunità è ancora scossa per la perdita di Gregorio e diverse email sono giunte in redazione.
Cogliamo l’occasione per pubblicare una lettera di un amico.
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Premesso che questi miei pensieri non sono per forza condivisibili ma sono basati su fede (che è personale) e sulle proprie esperienza di vita.
Quando l’uomo si ritrova ad affrontare o assiste a determinati avvenimenti dove lui risulta impotente, allora è inevitabile riflettere su cosa sia la vita.
L’uomo, oggi giorno, cerca di non scontrarsi con tutto quello che la scienza o la ragione non può spiegare.
Cosi quando avvenimenti cosi tristi e inesorabili ci colpiscono, nel nostro cervello si crea un meccanismo inesorabile che ci porta a delle profonde domande e inevitabili riflessioni.
Si inizia a intuire che la vita non è soltanto le singole azioni che noi commettiamo giornalmente, ma ci deve essere qualcosa in più….
Cosi, per una attimo, imperversano nelle lande gremite di pensieri della nostra materia grigia delle classiche domande esistenziali “Cos’è la vita?”, “Che ci facciamo nel mondo?”, “Perché accadono certe cose?”
Tutte queste domande risultano senza delle risposte definitive; fin ad oggi nessun luminario “umano” ha trovato la risposta giusta, quella esatta, quella che fa sbancare il banco, quindi non sperate che neanche questo articolo possa avere tali soluzioni, però quello che la mia piccola mente è riuscita ad elaborare spero che possa aiutare o meglio possa alleggerire sicuramente i pensieri cupi che ci invado in questi momenti.
Quando si verificano immani tragedie si invoca inesorabilmente la giustizia divina prendendosela con l’Essere Supremo che sta al di là del cielo, farneticando che lui poteva evitarla e che quindi è lui responsabile.
Io essendo un credente, a volte ho fatto i medesimi pensieri, ponendo le medesime accuse.
Ho capito, anzi credo che una parte della verità sta nel libero arbitrio.
Tanto tempo fa, quando ancora nè internet nè l’uomo esistevano, la terra veniva “concepita”. Un Personaggio dai poteri straordinari (Dio, Allah, Geova …) popolava la terra di esseri di ogni genere e creandone uno in particolare, l’uomo.
L’uomo fu dotato di “poteri” speciali rispetto agli altri esseri: intelligenza, libero arbitrio e coscienza.
L’uomo era eterno ma decise un giorno, non fidandosi di suo padre, di diventare finito.
Nella parola finito è nascosta l’immane sofferenza che tutti gli uomini esistiti sulla terra abbiamo affrontato (peccato, morte, infelicità).
L’uomo divenne finito grazie al libero arbitrio, l’uomo decise di vivere autonomamente, ha scelto la via della conoscenza del bene e del male.
Il signore, come tanto tempo fa e come adesso, non può impedire quello che noi abbiamo tanto desiderato, il signore non può intervenire puntualmente fermando il corso degli eventi, perché noi stessi abbiamo deciso che in questo mondo lui non può più entrare, per Lui la terra è off-limit.
Certo un padre non può volere che un proprio figlio si distrugga, cosi allora scervellandosi ha trovato una soluzione alternativa, un percorso diverso per ritrovare la redenzione, per ritrovare LUI, per ritrovare l’eternità. Certo non espongo quale sia il percorso, perché ogni religione ne ha uno, però l’importante che Dio ci abbia dato un’altra possibilità. E’ vero che immane tragedie ci feriscono al cuore, però dobbiamo nutrire la speranza di un nuovo futuro, di un’altra chance ,di una nuova vita..
Tutti in questa terra siamo mortali, nessuno escluso, dobbiamo vivere la vita al meglio delle nostre possibilità ma soprattutto dobbiamo vivere questa vita cercando di “guadagnarci” l’altra…
Anche se le lacrime, oggi, scorrono dobbiamo credere che un giorno rincontreremo i nostri cari e ritorneremo a essere felici.
Un fraterno abbraccio
Ruosco
